Ispirazioni

Caravaggio, A Noi Due

Vedere tutti i 70 dipinti noti in 50 località diverse in tre settimane: una sfida con me stesso. Di Andy Ash

Parto per le vacanze sempre pieno di buone intenzioni. Mi impongo di stare seduto in spiaggia, di mettere a riposo il corpo affaticato dall’estenuante mercato finanziario, di cercare nuove energie per il cervello, esausto dalle mie, relativamente semplici, faccende domestiche. Organizzo le giornate e leggo molti libri che puntualmente mi affascinano quando si trovano sugli scaffali della libreria in aeroporto, ma poi, alla luce del sole, mi rendo conto che sanno di già visto, in modo orribilmente monotono. Lo stesso accadde anche due anni fa, quando mi diressi in Italia a Roma per trovare finalmente un po’ di riposo. Mentre il resto della famiglia decise di restare a bordo piscina, io camminai di buona lena verso il centro, per ammirare le opere d’arte e godermi due belle birre fresche.

Dall’hotel attraversai i vasti giardini di Villa Borghese e imboccai Viale del Muro Torto. Piazza del Popolo si aprì davanti a me in tutto il suo splendore. E fu lì che adocchiai la prima chiesa da visitare. Un gran numero di turisti se ne stava seduto pigramente sui gradini della Basilica di Santa Maria ma ben pochi si avventuravano all’interno. A dire il vero, la chiesa era praticamente deserta. Non avevo alcuna cognizione del posto che stavo per visitare e nessuna inclinazione spirituale mi spingeva in questo luogo. Eppure, rimasi senza parole quando, nell’angolo più lontano, a sinistra dell’altare, mi si pararono davanti agli occhi due splendidi dipinti di uno degli artisti più celebrati in tutto il mondo: Michelangelo da Merisi, alias Caravaggio.

Nella Cappella Cerasi godetti totalmente da solo de la Conversione di San Paolo e la Crocifissione di San Pietro, al chiarore di una luce fioca. Non riuscì a trattenere una risata compiaciuta. Abbandonai l’idea della birra e cercai di rintracciare altri dipinti di Caravaggio a Roma. Prossima fermata: la Chiesa di San Luigi dei Francesi, dove mi ritrovai a fissare imbambolato quella che è probabilmente la più grande opera di Caravaggio: la Vocazione di San Matteo. Il profondo realismo di questo dipinto, che si nota nella mano del Cristo puntata verso un Matteo scioccato e inconsapevole, mostra al mondo per la prima volta una nuova armonia di luce e ombra: il chiaroscuro.

Non ero più un uomo alle prese con una piccola missione auto-assegnata, mi ritrovai sopraffatto dall’arte di un altro uomo, in modo molto più profondo di quanto credessi possibile. Del resto, per rinunciare ad una birra il mio moto interiore dev’essere stato decisamente forte! La vista di queste pietre miliari della storia dell’arte nella loro collocazione originale è stata un’esperienza da cui ho tratto un grande senso d’ispirazione.

Ero già in possesso di una certa quantità di informazioni sul Merisi, grazie alla mia mancata laurea in Storia dell’Arte, ma dopo questi fatti iniziai a leggere voracemente sull’artista. Qualche mese dopo radunai la famiglia Ash, nel frattempo ritiratasi nel Kent con l’obiettivo di passare un inverno più mite, per andare a vedere “Turner”, il film di Mike Leigh. Dire che ne uscii deluso è un eufemismo. Certo, le riprese erano molto belle, così come la scenografia, tuttavia il racconto biografico era oltremodo noioso. Niente a che vedere con il film dedicato alla vita del mio idolo, Caravaggio, nella pellicola di Derek Jarman del 1986. Un attaccabrighe, un magnaccia, un omosessuale (ma questo lo si sa), un omicida, un Cavaliere di Malta, un evaso, un fuggitivo, che muore in miseria all’età di 39 anni...Ed ancora non ho detto nulla della sua Arte.

Abbiamo trascorso a Roma solamente tre giorni e naturalmente non ebbi il tempo di vedere tutte le opere del Caravaggio. Ma è proprio grazie a questa vacanza che nacque l’idea. Mi chiedevo infatti se sarebbe stato fattibile vedere tutti i dipinti di Caravaggio al mondo. Grazie all’insostituibile Wikipedia e agli abbondanti siti dedicati all’artista mi resi velocemente conto che sì, sarebbe stato possibile. Ovviamente un appassionato di sport trasforma subito un’idea del genere in una sfida e che sfida è se non si aggiunge un limite di tempo? Ecco come stabilii che avrei visto tutti i dipinti del Caravaggio al mondo esposti al pubblico (insieme a qualche quadro attribuito all’artista). Settanta dipinti in tutto, in cinquanta località diverse, in tre settimane.

Quello che all’inizio pensavo fosse un lavoro facile divenne invece un vero e proprio incubo logistico! Scovare tutti i dipinti è stato incredibilmente difficile, soprattutto per una persona poco portata per le lingue come me. I musei e le gallerie d’arte erano reticenti nel rispondere alle e-mail. Molti quadri erano stati dati in prestito e, ancora peggio, quattro dipinti erano in fase di restauro e non sarebbero stati visibili per mesi. Tuttavia, grazie al grande aiuto di amici, conoscenti e amici di conoscenti, riuscii a piazzare tutti i dipinti sulla mappa del viaggio. Sono stato addirittura invitato a vedere quadri che di solito non sono esposti al pubblico, ero al settimo cielo!

In alcuni casi ho avuto bisogno di fortuna infatti grazie a qualche generoso atto di beneficenza e anche alla mia parlantina, potei accedere a queste opere. Per esempio, una mia cara amica che fa parte della Royal Academy mi presentò un’altra meravigliosa collega che rese possibile la mia visita all’area dedicata al restauro del Cleveland Museum of Art. La Crocifissione di Sant'Andrea non era esposta al pubblico da due anni, perché sottoposta a un’importante opera di restauro. Mi è stato permesso non soltanto di vedere l’opera ma anche di passare due ore in compagnia del team di restauratori. Un’esperienza a dir poco eccezionale. In alcune gallerie, soprattuto in Italia, il restauro si svolge in stanze sigillate dalle pareti di vetro, così da permettere al pubblico di ammirare il lavoro dei restauratori. In altre gallerie, la maggior parte, l’opera si svolge fuori dalla portata del pubblico ma questo non accade in America.

Il restauro de La Crocifissione di Sant'Andrea era finito al 50% ma l’area, già restaurata, era di uno splendore incredibile. Ci si potrebbe chiedere quanto resti del dipinto originario. Knutas e Dean Yoder mi mostrarono l’intera transizione dai potenti raggi X alla successiva pulizia della tela fino alla rimozione “brutale” delle precedenti operazioni di restauro, di debole qualità. Una parte abbastanza significativa del dipinto era scomparsa, incluso l’occhio e la guancia superiore del cavaliere con l’armatura nera. Dean mi mostrò, nel mezzo di un ampio spazio grigio e vuoto, una piccola puntura di spillo di vernice bianca, lì tutta sola. Ecco tutto ciò che restava dell’originale. In questo caso dovette ricominciare da zero a disegnare l’intera area.

Nel caso di Caravaggio, nonostante le opere riconosciute come autentiche siano poche, per via della sua grande fama (il che fu uno dei motivi per cui potetti intraprendere questo viaggio) esistono numerose copie dei suoi dipinti, eseguite in epoca contemporanea. Un grande aiuto per i restauratori ma un grande ostacolo per me! Purtroppo non si ha notizia di alcun abbozzo. Si presume che non ce ne fossero, visto che molti modelli risultano identici in diversi dipinti. Di conseguenza, sorgono numerose dispute circa il riconoscimento delle sue opere.

La maggior parte del tempo viaggiai da una città all’altra, ma ebbi sempre la fortuna di avere con me degli amici durante gli spostamenti, i pranzi, le cene e per qualche “seria” ricerca di un Caravaggio. Mio figlio venne a Dublino, accompagnato da alcuni compagni universitari, tutti agghindati con abiti raffinati per replicare la Cattura di Cristo. Mia figlia e mia moglie Carol sono passate da Roma per la parte più sostanziosa del mio giro (o, meglio, una delle parti più sostanziose del mio giro). Credo che Carol si senta sollevata dal fatto che la mia crisi di mezza età abbia come conseguenza questo progetto e non l’acquisto di una Harley Davidson, anche se in realtà non sa ancora quanto io abbia speso...ma che importa! Anche il mio nuovo amico nonché compagno di avventure, Caravaggio, morì senza un quattrino. Non ho però dimenticato di raccogliere fondi per le due istituzioni benefiche che ho più a cuore: Shelterbox e la Royal Academy of Arts.

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